NEGOZI: MEGLIO L'OMNI-CHANNEL

E- commerce sì, e-commerce no.
Meglio conservare il caro vecchio negozio fisico tradizionale o buttarsi sul digitale?
Forse entrambe le soluzioni.
Come ha recentemente confermato l’apertura del negozio fisico di Amazon (anche se privo di casse e pagamenti “reali”), la strada del commercio può essere a doppio senso.
Già qualche tempo fa avevamo parlato del cosiddetto “unified commerce” in cui le due realtà potevano integrarsi per generare maggiori ricavi e successo di un business.
Questo perché gli utenti/clienti cambiano, così come le loro abitudini, ma continuano ad avere abitudini e preferenze diverse in base a età, sesso, estrazione sociale, etc…c’è chi preferisce toccare con mano ciò che acquista e chi si fida ciecamente dell’on-line e ne premia la praticità e la rapidità
Per questo sembra andare nella giusta direzione l’ultima sperimentazione di Zara a Londra, dove, all’interno dei grandi magazzini di Westfield Stratford, offre la possibilità di entrare nel suo temporary shop, provare i capi, acquistare e tornare a casa…a mani vuote.
I vestiti acquistati, infatti, vengono spediti direttamente a casa qualche ora dopo (o quando si desidera) come se si fossero comprati on-line.
Si tratta di una strategia di vendita 'omni-channel', ossia multi-canale, che unisce trasversalmente shopping reale e virtuale, e-commerce e negozio fisico, per dare un’ulteriore spinta al retail.
Questa potrebbe essere una delle risposte alla crisi che sta vivendo il settore, almeno secondo gli ultimi dati diffusi lo scorso anno: negli Stati Uniti sono stati chiuse più di 8.642 boutique di abbigliamento con una media di 15 chiusure al giorno, mentre in Italia le attività commerciali in provincia sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 rilevate a giugno dell'anno scorso.
Al contrario, l'ecommerce registra una crescita costante a doppia cifra (+24%) con un volume d'affari mondiale di ben 1.900 miliardi di dollari all’anno.
La controtendenza del “ritorno al fisico” mostrata da Amazon e Alibaba, però, offre un pizzico di speranza.
L’importante è diversificare ed essere presenti su più mezzi allo stesso tempo.
Più in particolare i clienti, soprattutto le nuove generazioni, sono alla costante ricerca di esperienze più che di oggetti, come spiega Doug Stephens, esperto di retail e autore del libro Reengineering Retail: The Future of Selling in a Post-Digital World: "A riguardo porto sempre un esempio in fatto di Millennials. 3 su 4 Millennials, ovvero il 78%, preferiscono spendere soldi per un'esperienza più che per un prodotto. E il 55% di loro spende di più di quanto faceva prima quando si tratta di esperienze reali come concerti, viaggi, cibo e performance. Questi dati dimostrano come e quanto devono cambiare i negozi. Da stores devono trasformarsi in storie, in un certo senso devono diventare come dei giornali che raccontano storie, esperienze, punti di vista".

Fonte: D-Repubblica

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Voucher per la digitalizzazione delle PMI

Il Ministero dello Sviluppo ha dato il suo ok ad un voucher fino a 10mila euro a copertura del 50% dell’investimento delle piccole e medie imprese per spese destinate alla digitalizzazione e alla flessibilità del lavoro (es. hardware, software, telelavoro, banda larga, e-commerce, ma anche formazione professionale nell’Ict ed efficienza aziendale).
Il Ministero ha suddiviso tra le varie regioni i 100 milioni di euro del Pon 2014-2020, con il decreto direttoriale 24 ottobre dello Sviluppo economico.
Il provvedimento premia in special modo le micro, piccole e medie imprese in possesso del rating di legalità: a queste sarà destinata una riserva speciale del 5% dei fondi disponibili.
Per accedere ai finanziamenti è prevista una piattaforma dedicata sul sito del Mise che sarà online dal 15 gennaio: le domande potranno essere compilate per essere inviate a partire dal 30 gennaio (ore 10) e fino al 9 febbraio prossimo (ore 17).
Non si tratta però di un «clic day» perché tutte le domande presentate dalle imprese nei termini stabiliti saranno considerate ai fini del finanziamento: le risorse in prima battuta saranno vincolate alla ripartizione regionale e in caso di eccedenze “dirottate” sulle regioni - e quindi sulle imprese - della stessa macroarea.
«Nel caso in cui l’importo complessivo dei voucher concedibili alle imprese istanti per la singola regione - spiega poi il provvedimento del Mise - è superiore all’ammontare della dotazione finanziaria regionale, definita tenendo conto anche delle predette eventuali eccedenza in altre regioni, il ministero procede al riparto tra le imprese istanti delle risorse disponibili in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del voucher da assegnare a ciascuna impresa». In ogni caso, a chiusura dello sportello, saranno considerate tutte le imprese ammissibili che abbiano presentato la domanda nei termini, indipendentemente dall’ordine di arrivo delle richieste.
Le agevolazioni vengono concesse secondo un rigido “timing” negli acquisti: la data del primo titolo di spesa deve essere successiva alla prenotazione del voucher e l’investimento complessivo deve essere ultimato non oltre sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento cumulativo di prenotazione del voucher da parte del ministero.
I pagamenti dovranno essere tracciabili e gestiti attraverso un conto corrente dedicato: ciascun acquisto dovrà essere saldato singolarmente con indicazione nella causale «bene acquistato ai sensi del decreto Mise 23 settembre 2014».
Per ulteriori informazioni consultare il sito del Ministero dello Sviluppo ecomico a questo link.

Fonte: Il Sole24Ore

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