Dal Web

Un negozio in un trolley

Se pensavate di averle viste tutte con i negozi su ruote, i temporali store e gli Ape-shop, il primo prototipo di “shop mobile” vi farà ricredere.
Si chiama Barraq ed è stato ideato da una startup di Bari per i venditori ambulanti. Si tratta in pratica di un negozio richiudibile fino a trasformarsi in un trolley dal peso di 11 kg, pensato inizialmente per i paesi in via di sviluppo.

@thebarraq.com


L’idea è venuta ad Antonio Spera, manager 37enne da tempo impegnato nella cooperazione internazionale, osservando le difficili condizioni di lavoro degli ambulanti di Nairobi, in Kenya. Barraq, nelle intenzioni degli ideatori, sarebbe in grado di risolvere questi problemi in quanto «apribile ma non montabile, richiudibile in un corpo unico e trasportabile con un trolley».

@thebarraq.com


Non solo, il negozio-trolley è anche dotato di un’alimentazione con un'autonomia di circa 8 ore che permette di illuminare e ricaricare smartphone, il Pos (tramite prese Usb) e ha un piccolo tetto per coprire dalla pioggia (alto fino a due metri e venti).
Sull’attuale prototipo hanno lavorato anche Mara Lomonaco, operatrice sociale; Giusy Ottonelli, architetto; Francesco Zanfardino, imprenditore e Silvio Pagliara, ingegnere biomedico.
Il progetto, brevettato, ha vinto nel 2014 la seconda edizione di “Valore assoluto”, bando della Camera di Commercio di Bari di sostegno alle startup (ottenendo un finanziamento di 100 mila euro).

Fonte: Corriere Innovazione

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/5

Siamo giunti alla quinta tappa del nostro viaggio tra i migliori concept store del mondo.
Oggi ci fermiamo a Londra, uno dei centri nevralgici mondiali del commercio e dell’innovazione, dove sorge il Late Night Chameleon Cafè, per gli amici LN-CC. 
Entrando si ha l’idea di essere catapultati verso il futuro, come in un viaggio nello spazio su un’astronave futuristica ma con elementi in legno che fanno pensare quasi ad una casa sull’albero per bambini.


Qualche tempo fa il negozio era in crisi, l’anno scorso poi è stato riacquistato e rilanciato dal Level Group, specialista di e-commerce milanese la cui mano è dietro successi come Stuart Weitzman e Costume National.
LN-CC ha uno spazio di quasi 5000 metri quadrati, nascosti dietro una facciata semplice tra gli uffici del quartiere periferico di Dalston a Londra. Dalston è diventato il cuore della nuova Londra, qui sono nati negli ultimi tempi gallerie d’avanguardia, jazz club e impianti sportivi avveniristici costruiti per le Olimpiadi del 2012. 

Entrare nel Late Night Chameleon Cafè, all’interno di un quartiere “hip” come questo, lascia stupefatti: interni curatissimi (dal creativo John Skelton), contrasti di luci e colori, installazioni artistiche e oggetti di design che fanno da contorno a capi di abbigliamento e accessori di alta moda. E non finisce qui, LN-CC offre infatti anche un angolo dedicato ai dischi e libri rari e l'immancabile angolo bar che da il nome al negozio.
E' anche possibile prenotare un appuntamento via e-mail con gli stilisti del negozio per consigli personalizzati sugli acquisti.

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I MIGLIORI CONCEPT-STORE AL MONDO/4

Continua il nostro viaggio virtuale tra i migliori concept store di tutto il mondo. Oggi siamo a Vienna, per scoprire Song, uno dei punti vendita più antichi del settore ma sempre all’avanguardia.
Nato nel primo distretto di Vienna alla fine degli anni ’90, è stato un luogo d’avanguardia per la moda, l’arte e il design, grazie al suo lungimirante fondatore Korean-born Myung.

In pochi anni Song è diventato un punto di riferimento per le idee più radicali in fatto di moda in città e nel 2006 si è trasferito in un’area più grande a Praterstrasse. Con questa nuova location lo store ha avuto l’opportunità di iniziare un programma di mostre (Song Song) e di showroom di design vero e proprio.
La collezione di prodotti avant-garde crea una meravigliosa contraddizione con il lusso ancien régime che si respira nella capitale austriaca. E proprio questa contraddizione si riflette anche nei pezzi di interior design esposti nell’ampio negozio. I pavimenti sono in cemento e sostengono mobili francesi dell’ante-guerra industriale. Ogni stanza è costellata di ninnoli e pezzi di design che danno un senso di calore ad uno spazio altrimenti freddo.

Song vende alcune tra le firme più grandi del mondo della moda femminile (Margiela, Céline, Balenziaga, Comme des Garcons…), ma non manca un’area dedicata agli uomini, una galleria d’arte e un atelier dove i vestiti vengono fatti su misura e gli artisti preparano le proprie mostre.

 

 

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Il modello bricks & clicks

Sapete cosa significa la sigla B&C? Si tratta dell’abbreviazione delle parole inglesi Bricks and Clicks, letteralmente “mattoni e click”, ed indica un tipo di impresa sempre più presente nella new economy: una via di mezzo tra la il commercio tradizionale e quello on-line.
Stiamo parlando di tutte quelle aziende che integrano l’attività off-line con quella on-line (e-commerce, presenza web, social network, ecc..), quindi la maggior parte delle imprese nate negli ultimi anni.
Tutto è nato a partire dal boom delle tecnologie a metà degli anni 80, cominciando dagli ordini telefonici e dalle televendite. Si trattava di un passo in più dell’assistenza post-vendita e, con l’avvento e la diffusione del web (anni ’90) il commercio si è spostato on-line.
Al giorno d’oggi è rara un’azienda che non si sia attivata per vendere i propri prodotti anche tramite e-commerce o app telefoniche.
Il modello più diffuso di azienda B&C prevede una catena di negozi che permettono al cliente di ordinare i prodotti on-line o fisicamente e ritirarli di persona in uno dei punti vendita o facendoseli consegnare direttamente a domicilio.
Uno dei primi esempi di questo modello di vendita lo ha fornito la catena di supermercati Tesco che ha iniziato la sua attività online nel 1996, ma il primo acquisto effettuato on-line è da attribuire alla catena Pizza Hut che vendette una pizza con funghi e salame nel 1994.
E gli ordini on-line si prestano particolarmente al cibo da asporto, come dimostrano i dati di Dominos Pizza per cui il 69,7% degli ordini arrivano da internet.
Il punto di svolta per i negozi Bricks & Clicks è arrivato nel 2000, con lo sbarco dei grandi magazzini (come Wal Mart) sul web.
Questo modello si è rivelato vantaggioso soprattutto per le grandi aziende, perché facilmente riconoscibili anche on-line e forti di un sistema logistico e organizzativo ben consolidato.
Per i consumatori i vantaggi comprendono innanzitutto la scelta tra l’opzione d’acquisto on-line e quella tradizionale (non tutti sono pratici di internet), la possibilità di osservare l’offerta on-line e poi acquistare di persona e la comodità di poter ricevere gli acquisti a casa propria o nel punto vendita più vicino.
Per quanto riguarda gli svantaggi per le aziende un fattore importante è il controllo dei costi per mantenere una presenza fisica (negozi, dipendenti) insieme a quella on-line, oltre che alle concrete difficoltà logistiche per le aziende più piccole.
Per il lato consumatori, invece, secondo alcuni la possibilità di scegliere on-line determinerebbe una corsa al prezzo più basso (ordinando i prodotti per prezzo) a discapito della qualità e un confronto tra vari siti internet per scegliere l’offerta migliore. Inoltre la possibile discrepanza tra prezzi on-line e off-line potrebbe creare confusione nei clienti ed indurli ad acquistare più del dovuto seguendo le molte offerte disponibili.
Tra gli esempi più positivi da citare troviamo sicuramente Amazon, ma anche Barnes & Noble e, in Italia, Esselunga, Feltrinelli o il nuovo modello delle Poste anche online.

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/3

Si tratta probabilmente di uno dei primi concept store realizzati, Colette a Parigi ha quasi 20 anni ed è famoso in tutto il mondo per essere stato un antesignano del genere.
Situato in Rue St. Honoré, prende il nome dalla sua creatrice, Colette Roussaux, che lo ideò insieme alla figlia Sarah Lerfel con l’idea di avviare un negozio nuovo, sorprendente e originale. Sarah stessa, sulle pagine del New York Times ha dichiarato che in gran parte il segreto di Colette è l’essere sempre un passo avanti agli altri perché: “Non abbiamo mai il tempo di fermarci a riflettere, siamo sempre in movimento, non ci fermiamo mai”.

@pressebox.com


Le scelte di Colette si basano fondamentalmente sull’intuito femminile delle sue creatrici a cui, secondo Stefano Pilati, stilista di YSL, “si deve la creazione un’area intera sulla mappa fashion di Parigi”.
Tutto ciò che avviene all’interno di Colette è perfetto e momentaneo, come le mostre d’arte o fotografia allestite all’interno dei magnifici saloni modernisti.

@samyroad.com


Da Colette potete trovare virtualmente qualsiasi cosa: dall’abbigliamento ai giocattoli, da libri e riviste alla musica, ma anche arredamento, gioielli,…sviluppati su tre piani e 740 metri quadri di punto vendita.
C’è addirittura un “water bar” che serve oltre 100 etichette di acqua minerale da tutto il mondo.

Grazie all’implementazione di canali di vendita on-line e tecnologie digitali viene oggi definito anche un negozio “Bricks and clicks” termine che indica l’integrazione di modelli di business tradizionali quelli più moderni.

Fonte: Mydomaine

 

 

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I BRAND CON LA MIGLIORE REPUTAZIONE

Quali sono le aziende con miglior reputazione al mondo?
Risponde a questa domanda l’indagine Global RepTrak, condotta annualmente dalla società internazionale Reputation Institute.
Il sondaggio si basa su sette parametri osservati nel primo trimestre dell’anno: prodotti e servizi, grado d’innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance.

Quest’anno a spuntarla sugli altri brand sono state Rolex, Disney e Google.
Secondo le risposte dei consumatori Rolex si guadagna il primo posto soprattutto per la qualità di prodotti e servizi. La Walt Disney Company è al secondo posto perché punta su responsabilità sociale e governance, mentre Google sale sul podio in terza posizione, grazie a performance e ambiente di lavoro.
Nella classifica seguono poi BMW Group, Daimler, Lego, Microsoft, Canon e Sony.

Non potevano mancare, poi, Apple (per l’innovazione e la leadership) e Microsoft, che rientra nella top 10 dopo un anno di assenza.
Manca all’appello Volkswagen, probabilmente a causa del recente scandalo sulle emissioni (lo scorso anno era al quattordicesimo posto).
L’Italia è presente con Ferrero, al 18esimo posto, seguita da Giorgio Armani Group (32°), Pirelli (40°), Barilla (43°) e Lavazza (77°).
I paesi inclusi nel sondaggio sono stati: Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Russia, Corea del Sud, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Fonte: Wired 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/2

A quanto pare San Francisco è la culla delle novità anche per quanto riguarda il commercio, in un momento storico che viene definito come una sorta di rinascimento tecno-culturale.
Uno dei prodotti di quest’ondata di cambiamento è la numerosa serie di negozi e negozietti “concept” come il Samovar Tea Bar.
Già dal nome, che richiama il tradizionale contenitore metallico russo usato per scaldare l'acqua, si capisce la devozione alla bevanda del tè.

@slyscope.com


Questo negozio fa parte di una vera e propria fioritura di sale da tè sbocciata oltreoceano nell’ultimo anno o poco più: un ritorno al rito dell’ora del tè, con appassionati ed esperti di miscele e foglie della preziosa pianta.
Il Samovar Tea Bar celebra il procedimento dell’infusione attraverso un punto vendita (disegnato dal famoso studio Arcanum Architecture) tutto in materiali naturali: legno, pietra, marmo…ma con con un tocco moderno che all’apparenza richiama una birreria o un pub. Solo che al posto delle spine per la birra ci sono dei moderni samovar trasparenti e grossi pentoloni colmi di tè di ogni qualità tra cui scegliere.
Sul bancone si crea un arcobaleno di colori dei vari tè in contrasto con le texture monocromatiche del locale: pareti bianche o in pietra e tazze di ceramica allineate sui ripiani aperti.

@aesthetic-li.com


Anche in questo caso l’idea di base non è di per sé innovativa, ma una rivisitazione moderna di un’attività commerciale già esistente da centinaia di anni: la sala da tè inglese.
E’ la realizzazione nel concreto a renderla un concept innovativo, le scelte estetiche che lo rendono una sorta di “Apple Store del tè”, come è stato definito.
A questo viene affiancato un servizio moderno che comprende il take-away, l’ordine da casa, l’e-commerce e un menu pensato per affiancare i vari tè con pietanze dolci, salate, calde e fredde.

 

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BRANDED ENTERTAINMENT, LA NUOVA FRONTIERA DEL MARKETING

Come molti altri ambiti, anche il modo di fare pubblicità negli ultimi anni ha subito un’evoluzione rapida e sostanziale.
Siamo passati dai semplici annunci su carta stampata, Tv e radio a messaggi sempre meno diretti, più curati nel dettaglio e inseriti nel quotidiano (nell’ottica del cosiddetto inbound marketig). Un esempio recente di questa evoluzione è il “product placement”, ossia una pratica (già in uso nel cinema da molto tempo) che prevede l’inserimento di prodotti commerciali (es. bevande o auto il cui marchio sia ben visibile, anche se per pochi secondi) all’interno di un programma.

La nuova frontiera dell’advertising, però, si chiama “branded entertaiment” o “advertainment”, cioè: intrattenimento da parte del marchio stesso. Il programma non è più soltanto “offerto da” un’azienda o un marchio, ma da essa stessa ideato e prodotto. Vive di vita propria, né più e né meno di un qualsiasi altro programma o serie TV.
Si tratta di una forma di sponsorizzazione ancora più raffinata delle precedenti, poiché consiste nella creazione di contenuti (film, programmi, serie TV e web) strettamente connessi a un brand o a un prodotto. Se vogliamo, si tratta di un’evoluzione ulteriore dello storytelling: l’attenzione è sempre focalizzata sulla storia, ma questa segue il mood, la visione del mondo e lo stile del prodotto che vuole essere sponsorizzato “tra le righe”.
Il Branded entertainment, infatti, può anche non menzionare mai direttamente il brand o il prodotto in questione, ma semplicemente richiamarlo alludendovi tramite strategie specifiche di comunicazione.
Si parla in questo caso di "value placement" piuttosto che “product placement” perchè la storia racconta i valori del brand.

Pioniere in questo settore è stato BMW che nel 2001 ha prodotto la miniserie di otto episodi The Hire che prevedeva persino la partecipazione di star del calibro di Madonna e Clive Owen.
Un altro esempio classico di branded entertainment è la strategia di comunicazione di Coca Cola,che ha addirittura trasformato il proprio sito web in una rivista online, Coca Cola Journey, su cui era possibile trovare storie, articoli, infografiche e interviste anche non strettamente legati ai prodotti.
Altri casi interessanti da citare sono la campagna Dove del 2013 “Real Beauty Sketches”, la web-serie “Ho sognato Manuela” ideata da Maxi Bon o i programmi tv “Destinazione Sconosciuta” (creato per Toyota), “L’uomo di casa” (per Leroy Merlin), “Calzedonia Ocean Girls”  o “Top Dj” (Campari, Alfa Romeo, Puma,Vigorsol).
Sicuramente il settore più fertile in questo campo pare essere quello della moda, in particolare il settore dei profumi (es. lo spot/film girato da Martin Scorsese per Chanel).  

In conclusione, con il branded entertainment l’azienda passa dall’essere un mero sponsor a creatore vero e proprio di contenuti, colmando eventuali “vuoti” televisivi di intrattenimento senza disturbare lo spettatore con il classico spot.
A questa evoluzione è legato anche il mondo dei social network, come ha commentato  Roberto Fernandez – Group Creative Director diBBH London –  in una recente intervista a Ninja Marketing : “La chiave del successo oggi è essere rilevanti, essere parte delle conversazioni. I social media non hanno semplicemente cambiato il modo in cui si connettono tra loro clienti e brand, con un cambiamento dalla classica comunicazione unidirezionale verso un dialogo con i consumatori in cui entrambe le parti hanno la medesima voce in capitolo, ma hanno creato un nuovo medium: gli utenti. Like, condivisioni e commenti sono straordinari vettori per raccomandare un contenuto, incanalando l’attenzione di molte persone su argomenti d’interesse, e gli esempi migliori di brand entertainment possono essere trovati di sicuro al loro interno”.
In Italia è recentemente nato l’Osservatorio Branded Entertainment, primo e unico organismo associativo che riunisce le più importanti aziende che investono, producono, distribuiscono, creano branded entertainment nel nostro Paese.

Fonti articolo: DM&PIl Fatto Quotidiano

 



 

 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/1

La prima reazione dei negozi tradizionali all’avvento dell’e-commerce è stata quella di usare la propria esperienza per creare un’offerta alternativa innovativa e completa.
Questa offerta prende il nome di “concept store”, ovvero dei negozi che offrono molto più di semplice merce, offrono un’esperienza di acquisto completa. Solo l’esperienza “dal vivo” può infatti competere con l’acquisto on-line offrendo quel qualcosa in più che al freddo web manca.
Per avere qualche idea più concreta, abbiamo deciso di raccogliere in una serie di articoli a partire da oggi, i concept store più interessanti al mondo.

Vista la primavera in arrivo abbiamo deciso di cominciare con un negozio di fiori: Flowerboy Project, a Los Angeles.
Los Angeles è sicuramente una delle culle dell’innovazione per quanto riguarda lo shopping, tanto da essere tenuta d’occhio da tutti i trend-setter del mondo. Negli ultimi anni gli imprenditori losangelini sono riusciti a far tornare in auge addirittura i piccoli negozi di fiori all’angolo della strada (cosa che da noi purtroppo manca sempre di più).
Il designer ed imprenditore Sean Knibb si è ispirato proprio al vecchio negozio di sua nonna in Giamaica per creare Flowerboy Project: un fioraio “rapido” inserito però nell’idea del concept-store.
Knibb ha infatti aggiunto ai mazzi di fiori take-away un bar, articoli da regalo, qualche pezzo di abbigliamento e oggetti di design.
@californiahomedesign

“A Parigi e New York le piccole botteghe hanno a disposizione mazzi di fiori per i loro clienti, da scegliere e acquistare al volo. Volevo creare la stessa sensazione allargando la possibilità anche al caffè, le colazioni e altri oggetti”, ha detto Knibb.
L’ispirazione e qualche buon consiglio li ha chiesti agli amici Raan Parton (cofondatore del brand di abbigliamento maschile equo e solidale Apolis) e Lindsay Parton (della boutique Alchemy Works) anche per scegliere accuratamente i prodotti da mettere in vendita.
Per Lindsay Parton Flowerboy riflette il carattere del quartiere in cui si trova: “è indicativo dello spirito di Venice, un’amalgama di luoghi e persone, di tutte le estrazioni sociali. E questo rappresenta anche il dinamismo tipico di Los Angeles”.

@Patrick Janelle on Tumblr


Il consiglio che possiamo trarne da imprenditori italiani è: inseritevi in un contesto cittadino lasciandovi ispirare da ciò che vi circonda, tornate alle vecchie botteghe innovandole e inserendo dettagli moderni, date alla vostra clientela ciò di cui ha bisogno nel modo più rapido e naturale possibile.


Fonte articolo: Mydomain.com 

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Social, i trend 2016

In questo 2016 da poco iniziato sono molte le novità dei social network da imparare a conoscere per usare e sfruttare al meglio strumenti come Facebook e Twitter per le aziende. Vediamo insieme i principali per non farci cogliere impreparati.

1. Il pulsante “acquista”
Il pulsante “acquista” diventerà molto popolare nei social media una volta implementato perché sono sempre di più gli utenti che effettuano acquisti online. Facebook ha già cominciato a lavorare a questa funzione ed alcune pagine già presentano il pulsante “Acquista” per consentire ai propri clienti di acquistare direttamente da Facebook. Non sorprenderebbe affatto trovare presto anche un pulsante “Vendi” destinato ai membri di gruppi online che desiderano comprare e vendere oggetti. E’ ancora tutto da vedere, per ora accontentiamoci del pulsante “Acquista”.

2. Altre campagne pubblicitarie 
Se i social media diventano sempre più personalizzabili, gli annunci a pagamento e le inserzioni svolgeranno un ruolo sempre più ampio nel marketing social. Le aziende avranno sempre più bisogno di like e follower sui loro account perché le persone seguiranno solo le pagine o i profili che vale la pena seguire. In altre parole, seguiranno i più popolari e quelli con una reputazione online migliore. Perciò aspettiamoci che le aziende saranno sempre più disposte ad investire su Facebook e Twitter per migliorare i propri account ed innescare un circolo virtuoso on-line.

3. Inserzioni video
Vista la facilità di condivisione dei video sul web, attraverso Youtube ma anche Facebook, vedremo sempre più un loro utilizzo a scopi pubblicitari nel 2016. Il numero di visualizzazioni comincia ad avere sempre più importanza e Youtube sarà uno dei mezzi più usati dalle aziende per diffondere i loro messaggi. Ci si aspetta, dunque, anche un maggiore investimento sulla promozione dei video stessi in modo da aumentarne visualizzazioni e popolarità. Lo stesso vale anche per Instagram da quando ha reso promovibili i video pubblicati sulla app.

4. Instant Articles
Quando vogliamo leggere un articolo linkato su Facebook o Twitter, dobbiamo cliccarci sopra per essere reindirizzati sul sito di origine dell’articolo. Nel 2016 aumenterà il treno degli instant articles sulle piattaforme social: non dovremo più andare sul sito web della fonte per leggere l’articolo ma lo potremo fare direttamente su Facebook o Twitter.

5. Problemi di privacy
Anche se sappiamo bene che i social media sono nati per metterci in comunicazione con altre persone, indiscriminatamente, molti hanno forti dubbi sul rispetto della privacy e la sicurezza delle proprie informazioni personali. Questo è vero nei casi di furto di identità e di informazioni tramite internet. Per questo motivo ci si aspetta che nel 2016 le piattaforme social implementino una maggiore attenzione sulla privacy per proteggere i propri utenti.

6. Più streaming video live
I video in streaming in diretta sono stati richiestissimi negli ultimi anni. Nel 2016 le piattaforme social stanno rendendo il loro uso più semplice per gli utenti e questo andrà a vantaggio anche delle aziende che li potranno usare come mezzo di comunicazione.

7. Nuovi Big Players
Poiché i social media sono ormai l’argomento del giorno nel campo del marketing e della strategia pubblicitaria, sempre più big player saranno coinvolti nella competizione con Facebook, Twitter o Youtube quest’anno. Il monopolio dei social non durerà a lungo.


Articolo tradotto da: Creative Guerrilla Marketing 

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UFFICI A QUATTRO ZAMPE

Sappiamo tutti che il cane è il miglior amico dell’uomo, da qualche tempo sono anche ammessi in ospedali e strutture pubbliche per stare accanto ai propri padroni e aiutarli in momenti di difficoltà. E allora perché non aprire anche le porte degli uffici e dei posti di lavoro agli amici a quattro zampe?
Dev’essere stata questa riflessione a convincere l’azienda statunitense Kurgo (produttore di accessori per cani, guardacaso) a costruire i propri uffici a dimensione di cane.

Fondata nel 2003 da due fratelli a Salisbury, Massachussetts, l’azienda incoraggia caldamente i propri dipendenti a portare al lavoro i loro cani, anche perché i titolari hanno notato che l’ambiente e l’umore sono migliorati sensibilmente e “Guardare i nostri cani ci ispira continuamente nell'elaborazione di nuovi prodotti”.

L’azienda è strutturata come un enorme “quasi-open” space, costruito all’interno di un magazzino con grandi finestre e aperture da cui entra la luce naturale.
Ci sono anche cancelletti e chiusure per i necessari momenti di isolamento (non tutti i cani vanno d’accordo!) e l’area pausa dell’ufficio mette a disposizione anche cibo per cani, oltre che per i loro padroni.



Nell’ora di pausa pranzo, poi, c’è un’area esterna per sgranchirsi gambe e zampe.

Fonte articolo e immagini: Curioctopus.it 

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A MILANO IL PRIMO FASHION RESTAURANT

Quali sono le due passioni che uniscono tutte le donne?
Devono essersi chiesti questo gli ideatori di “Delishoes", Xano Saguer, Jordi Butròn e Ricard Martinez, chef tra i primi e migliori interpreti internazionali del concetto di dessert bar.
La risposta è questo nuovissimo Fashion Restaurant Dessert Bar a Milano, il primo in Italia a coniugare due grandi bandiere del made in Italy: cibo e moda.
Si legge sul sito “due mondi apparentemente lontani, due anime in realtà molto vicine, con una componente decor comune. Un concetto di retail moderno basato sull’impulso e con un alto livello di indulgenza”. 

La location di Brera occupa 230mq, ricavati da parte di un ex convento medievale, distribuiti su due livelli, nel cuore di food, arte & fashion di Milano.
Ogni sala ha un colore ed una destinazione d’uso: la sala rossa è dedicata alla prima colazione, mentre quella azzurra al pranzo e all’ora del tè. Per le più esigenti, poi, c’è la stanza dorata, più intima e riservata.


L’offerta di ristorazione è innovativa e completa: dolce e salato, divisi in 3 menu completi (e a prezzi accessibili) a cui si aggiunge un’ampia scelta di dessert al piatto e tiramisù “componibili”. La formula caratteristica per la scelta del tiramisù si chiama “haztelo tu mismo” e permette di selezionare il tipo di crema, biscotto, bagna, guarnizione e decorazione preferito.
L’offerta moda è invece declinata in svariati modelli di scarpe, borse, bijou ed accessori fashion.

Fonte articolo e immagini

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Che la spesa sia con te

Alla fine del 2015 siamo stati circondati dalla mania di Star Wars, con milioni di campagne marketing sul tema, anche se non tutte sono riuscite a catturare l’attenzione in maniera efficace. La catena di supermercati Carrefour in Romania non è una di queste.
“Fai spesa con la Forza” è stata una campagna creata da Publicis per Carrefour Romani, in collaborazione con Star Wars durante il primo week end nelle sale dell’Episodio VII, per fare un regalo a tutti i fan della saga.
Cosa succederebbe se si potesse usare la Forza nel fare la spesa? A questa domanda ha risposto la tecnologia Kinect, che ha permesso a tutti di provare una nuova esperienza, che cambia l’idea del supermercato tradizionale. Persone di tutte le età si sono raccolte intorno allo schermo per testare la “forza” e fare spesa con i loro nuovi poteri e la campagna marketing è diventata subito un successo.
La tecnologia Kinect (usata in moltissimi videogame di ultima generazione) si basa su sensori che percepiscono i movimenti e consentono agli utenti di giocare e interagire con il computer in maniera del tutto naturale. In questo caso sono bastati un iPad e un Kinect SDK per creare l’illusione di avere la forza nelle proprie mani. Tutto ciò che i clienti dovevano fare era spostare gli oggetti che desideravano nel carrello virtuale, trascinandoli uno alla volta, senza toccarli, con la “magica” forza delle loro mani.
Alla fine del gioco gli oggetti virtualmente acquistati erano già pronti alle casse, ad attendere il cliente.
In abbinamento ai prodotti del supermercato, ovviamente, era possibile acquistare anche il merchandising di Star Wars, così entrambi i soggetti coinvolti nella partnership (la catena di supermercati e Star Wars) hanno potuto beneficiare dell’operazione.
Perciò, quello che questa campagna ci insegna è che non basta citare Star Wars per “approfittare” del suo successo, ma ogni operazione va contestualizzata aggiungendo un plus per i propri clienti, meglio se creativo e divertente come in questo caso.

Qui un video dell’operazione. 

Fonte articolo: Creative Guerrilla Marketing 

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La app del cibo a domicilio

Come far incontrare un popolo di affamati e persone disposte a consegnare loro un pasto ovunque?
Per dare una risposta a questa domanda è nata Foodracers, una startup di consegne alimentari nata nel maggio 2015 da un’idea di tre amici, Andrea Carturan (già ideatore di Te-letrasporto), Matteo Fabbrini e Francesco Poloniato.


Constatando la grande richiesta anche nelle maggiori città italiane (oltre che all’estero dove la food-delivery è una pratica collaudata) hanno deciso di avviare una piattaforma che facesse incontrare domanda e offerta in tempi rapidi.
Foodracers.com è un sistema di “delivery on demand”, efficace e innovativo, che collabora anche con grandi catene di ristorazione per assicurare pasti freschi e genuini tramite Foodracers (i corrieri del cibo) a chiunque li ordini online.
A meno di un anno dalla nascita, è presente in ben 12 città italiane: Bologna, Ferrara, Mestre, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine e Vicenza.


“Dopo aver sperimentato la piattaforma, mancava solo sviluppare tutte le sue potenzialità anche in versione mobile”, spiega Carturan, e a gennaio è nata la Foodracers App, gratuita ed entrata subito nella top best app di Apple.
Usare la App è semplicissimo: una volta scaricata basta digitare il proprio indirizzo, scegliere il proprio ristorante preferito (pizza, sushi, tradizionale, ma anche vegan) e infine prenotare e attendere il racer.
Ma non finisce qui: una volta ricevuto l’ordine è possibile valutare il proprio Foodracer secondo i parametri di: cortesia, temperatura e integrità dei piatti ricevuti, puntualità. Più voti avrà un Foodracer, più si conquisterà la priorità sugli ordini rispetto ai racers con minori voti.


Inoltre, dal sito dell’azienda è possibile proporsi come Foodracer, affiliare il proprio ristorante o diventare un Food Advisor (ovvero presentare alla piattaforma i migliori ristoranti della propria città).


Fonte articolo: Corriere Innovazione 
Pagina Facebook ufficiale qui

 

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Perchè freelance conviene

Se l’idea del posto fisso è stata ormai ampiamente superata, a cominciare dagli Stati Uniti e dai principali Paesi europei, anche in Italia sta cominciando a diffondersi in maniera preponderante la libera professione, sia come scelta dei lavoratori che delle aziende.
Termini come freelance, co-working e smart-working non fanno (quasi) più paura anche a chi non mastica bene l’inglese perché lavorare da liberi professionisti sta diventando la norma anche in Italia tramite partita IVA e collaborazioni occasionali.
Avevamo già parlato dell’argomento tempo fa (qui l’articolo), ma recentemente la rivista Techcrunch ha dichiarato che la maggior parte delle start-up sta iniziando a servirsi quasi esclusivamente di collaboratori freelance per le mansioni più disparate.
I motivi? Un’alta preparazione accademica, ampia esperienza lavorativa, volontà di fare carriera e, dunque, maggiore produttività.
Secondo le ricerche diffuse da Ninja Marketing, ci sono più di 53 milioni di liberi professionisti negli Stati Uniti, nazione da sempre apripista di tendenze per il mondo dell’imprenditoria e degli affari. Più di un terzo di tutti i lavoratori americani hanno partecipato o partecipano ad attività di lavoro autonomo; rispetto all’anno precedente ci sono circa 700.000 nuovi liberi professionisti in più.
In Italia non possiamo ancora dire altrettanto, a causa di un vuoto normativo per la categoria, anche se sembra che il Governo e il mondo del lavoro si stiano accorgendo del cambiamento e dovranno farci i conti a breve. Nel 2016 dovrebbero essere introdotti nuovi regimi fiscali, la possibilità di accedere a bandi pubblici e fondi europei e un pacchetto di tutele previsto dallo Statuto del lavoro autonomo.
Anche dal punto di vista imprenditoriale, quella di servirsi di freelancer potrebbe essere la scelta vincente.
Un libero professionista offre un’infinità di benefici, a partire dalle sue ampie competenze anche in materia di contabilità, fatturazione, marketing e nuovi media. A differenza di molti lavoratori dipendenti, i freelance sono esperti nei loro rispettivi campi, grazie ad anni di esperienza, un portafoglio clienti e una serie di successi (o insuccessi)alle spalle da cui trarre insegnamento.
Tra le professionalità più ricercate al momento: copywriter, graphic designer, addetti al servizio clienti e social media strategist. Ma anche figure ibride in grado di destreggiarsi tra più mansioni dello stesso campo.
Ultimo, ma non meno importante, il fattore costi: un freelance può essere una soluzione più conveniente rispetto all’assunzione di un dipendente.

Fonte: Ninja Marketing

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Le migliori idee di packaging del 2015

Il sito Packaging of the World ha selezionato le migliori 50 idee di packaging dell’anno appena concluso tra le oltre 7.000 pervenute al loro indirizzo.
Facendo una cernita delle proposte più popolari sulle piattaforme social del sito nel 2015, sono stati selezionati 50 progetti provenienti da studi di design e università di tutto il mondo.
Vi riportiamo di seguito alcune idee a cui secondo noi vale la pena dare un’occhiata.

I coperchi per caffè di Starwars “Dark Brew Coffee House” 

è un concept dei designer Spencer Davis e Scott Schenone, solo ideato ma non realizzato in pratica.

La bottiglia del latte

Disegnata da Dmitry Patsukevich , l’idea è di mantenere un design molto basic ma con più vivacità.

Butter Plus contenitore per il burro

Disegnato da Marta Suslow & Mara Holterdorf (sviluppato con Weidenhammer Packaging Group) - è un contenitore innovativo e pratico, la cui tenuta termica è stata testata per lo scopo a cui è destinato. Il packaging è in fase di produzione su larga scala.

Busta PaperJohn ‪‪

Disegnata da OGATA UG, questa busta/zainetto risolve l’annosa questione del come trasportare agevolmente le buste di cartone dei supermercati (soprattutto statunitensi).

Bottiglia di sakè KOI

Dello studio BULLET Inc., richiama la tradizione giapponese in tutto e per tutto la bottiglia con le striature tipiche della carpa Koi, stilizzata anche sul packaging in cartone che la contiene.

Toss - Gourmet Pizza By The Slice

Di Yinan Wang l'idea per la pizza take-away, per non far freddare neanche una fetta.

Bottiglia Ta you you ‪‎

Disegnata da Estudio Iuvaro, un’etichetta per bottiglie calamitata con tanto di pedine per giocare a filetto e non annoiarsi durante la degustazione.

Libri Food for Thought

E' cibo per la mente quello disegnato da Maria Mordvintseva-Keeler. Libri a tema gastronomico (Colazione da Tiffany, Il Pasto Nudo, Ristorante Nostalgia) racchiusi in simpatiche lattine da pelati.

Packaging per corde

Disegnato da IF BAGS, rappresenta dei marinai barbuti questa confezione per corde destinate al fai da te.

Bottiglia Beck’s

Un'idea dello studio tedesco BBDO: l'etichetta si può grattare via creando disegni e scritte sulla bottiglia della birra che diventa così un’opera d’arte in foglio di alluminio.

Proiettore-cartone per pizze 

Disegnato dallo studio inglese Ogilvy & Mather Group, questo cartone si trasforma in un proiettore per smartphone, unendo due cose che vanno da sempre a braccetto: pizza e film.

Per vedere tutte le altre idee cliccate qui 

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La strategia del tempo

Jeremiah Dillon, impiegato di Google, ha recentemente ideato una brillante strategia per gestire meglio il proprio tempo. L’ Huffington Post ha pubblicato la sua e-mail originale e noi riteniamo sia interessante da condividere tra i Giovani Imprenditori.
Eccola di seguito:

A: ░░░░░░░░░░
Oggetto: Se non hai tempo di leggerla…Leggila due volte.
Stop. Respira. Ora, pensa a come investi il tuo tempo. Per quel che mi riguarda, sento di avere un margine di miglioramento. Esistono due modelli di programmazione: il manager e il produttore.
La giornata del manager è divisa in intervalli di 30 minuti ciascuno, possono decidere di cambiare i loro impegni ogni mezz'ora. E’ come una sorta di Tetris, dove si spostano alcuni blocchi per riempire degli spazi.
La giornata del produttore è differente. Loro hanno bisogno di fare, creare, costruire. Ma, prima, hanno bisogno di pensare. Riescono a utilizzare il loro tempo in maniera produttiva anche in mezza giornata o in un’ intera giornata divisa in blocchi. Anche una riunione di soli 30 minuti può essere deleteria per loro e per il loro tempo.
Abbiamo bisogno di essere produttori.
Ok, adesso dirai: “Splendida idea.Lo farò…sai…dopo…Sono in ritardo per una riunione”.
No. Non funziona così. L’unico modo per avere successo è essere propositivi. E’ necessario definire con precisione quando e dove investire il tempo per i vostri progetti. Lasciate che vi racconti uno studio su questi effetti:
Ad un gruppo di controllo veniva chiesto di esercitarsi nella cura del proprio tempo almeno una volta a settimana: il 29% l’ha fatto.
Al gruppo 1 veniva avanzata la stessa richiesta, insieme ad alcune informazioni dettagliate sul perché l’esercizio fisico fosse importante per la salute. Il 39% ci è riuscito.
Al gruppo 2 veniva chiesto di impegnarsi nell’esercizio scegliendo un luogo specifico, un giorno specifico e un momento specifico per le loro scelte. Il 91% ci è riuscito.
Impegnati a segnare “ Recupero del tempo perduto” sul calendario, compreso tempo e luogo in cui realizzerai le cose future. In questo modo avrai la certezza che quelle cose succederanno davvero.
“Si, posso farlo come ultima cosa il venerdì…Quindi adesso I miei compiti sono finiti?”
Veramente, no. Molti dei nostri impegni potrebbero essere più brevi o coinvolgere solo poche persone, alcuni addirittura potrebbero non avere luogo. Quel tempo ti appartiene. Non rimandare tutti i tuoi impegni a fine giornata del venerdì, scegliere il proprio tempo è veramente importante. I livelli di energia seguono il corso di un’onda durante la settimana, quindi pianificare il tempo è una cosa fondamentale:
Ricordati di seguire le seguenti operazioni:
Lunedì: le energie aumentano dopo il weekend- cerca di pianificare gli obiettivi, l’organizzazione e la pianificazione.

Martedì, Mercoledì: Picco di energia- è il momento di affrontare i problemi più difficili, scrivere, fare brainstorming, pianificare il vostro “Recupero del tempo”.
Giovedì: le energie cominciano a diminuire- devi pianificare incontri, specialmente quando occorre trovare consenso tra i tuo colleghi.
Venerdì: Le tue energie sono al gradino più basso- pianifica lavori a tempo indeterminato, pianificazioni di lungo termine, e la costruzione di relazioni.
Ricordati di progettare il tuo tempo di mattina, prima di ritrovarti ad affrontare con fatica le decisioni del pomeriggio. Utilizza il tardo pomeriggio per effettuare compiti meccanici.
Rivolgo la mia sfida a te: crea e proteggi il tuo tempo, e prima di “rubare la sedia a qualcuno”, considera se questo può nuocere al suo tempo.
Io ho scritto “Recupera il tempo” sul mio calendario. Vi prego di non aggiungere altri impegni a questo, mentre io prometto di fare del mio meglio per non programmare niente oltre il vostro impegno.

Fonte: L’Huffington Post 

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6 consigli per le donne leader

L’agenzia per il lavoro Manpower ha effettuato un’indagine tra 222 leader (di cui 72 all’interno dell’agenzia stessa) per stilare una serie di consigli destinate alle donne in carriera.

In base alla ricerca dell’Agenzia ci sarebbe sempre più bisogno di donne in posizioni di comando, ma spesso occupano i vertici solo delle risorse umane e della comunicazione e non vengono prese in considerazione per ruoli ancora considerati solo ‘maschili’.
Ecco i 6 passi per diventare donne leader:
1) Cambiare sé stesse
Si può occupare una posizione di vertice solo nel caso lo si voglia davvero. Il cambiamento deve essere dunque autentico e immediato perché se non viene percepito subito la promozione viene rimandata a domani.
2) Gestire la leadership per conto proprio
La leadership non va delegata alle ‘risorse umane’. Perché l’impegno sia autentico e allineato con la strategia di business, le decisioni devono partire dall’alto. La direzione HR può facilitarle e supportarle.
3) Chiedersi perché non ci sono abbastanza donne al vertice
Se non ci sono abbastanza donne in posizioni di comando è necessario chiedersi perché e fare in modo che si riesca a portare in alto un candidato donna in grado di essere al vertice.
4) Valutare il successo in base ai risultati
Secondo Manpower dobbiamo assumere persone che siano in grado di valorizzare tutti i potenziali talenti compresi quelli femminili. Importante valutare il successo in base al risultato e non alla presenza per dare la possibilità alla candidata di bilanciare lavoro e famiglia.
5)Favorire l’inclusione
Le risorse umane possono aiutare i leader a facilitare i cambiamenti, l’esperienza sul campo a incrementare la stima delle proprie potenzialità.
6) Donne e uomini presenti in egual misura a tutti i livelli
Incrementando semplicemente la presenza femminile non si risolve il problema. Gli uomini e le donne devono essere presenti in egual misura a tutti i livelli. Le donne al vertice sono presenti infatti soprattutto nelle HR, nella comunicazione. Devono essere dunque supportate anche in altri ambiti e aiutate nel loro avanzamento di carriera.

 

Fonte articolo: Corriere.it

 

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Vivere di micro-momenti

Le moderne tecnologie, internet e gli smartphone in testa, hanno modificato le nostre abitudini di vita in pochissimo tempo. La nostra quotidianità è così composta di quelli che gli esperti chiamano “micro-momenti” in cui consultiamo velocemente lo smartphone per informarci, sapere dove andare, cosa fare o cosa acquistare.

Secondo un’indagine condotta da Google il 68% degli intervistati ha ammesso di controllare il proprio smartphone nei 15 minuti appena successivi all’alzarsi al mattino e il 30% ha dichiarato di sentirsi “in ansia” quando non hanno il proprio telefono con loro. La conclusione logica è stata che l’87% degli intervistati ha ammesso di avere il proprio smartphone vicino a sé notte e giorno.
Secondo un’analisi di Flurry Analytics/Comscore del 2014 controlleremmo i nostri cellulari circa 150 volte al giorno.
Sono numeri e abitudini che lasciano a bocca aperta, ma sappiamo che questi dati non si discostano affatto dalla nostra quotidianità.
Queste pratiche sono talmente diffuse che l’ultimo sondaggio condotto da Google/Ipsos negli USA attesta:

• all’82% la percentuale di possessori di smartphone che consulta il proprio cellulare in store durante un processo di acquisto;
• al 91% quella di chi lo accende per trovare idee durante un processo lavorativo.

Un altro dato interessante riguarda i processi decisionali degli utenti, sempre più influenzati dal web e sempre più spesso finalizzati attraverso di esso. Queste occasioni di contatto sono tanto frequenti quanto brevi: il trend 2014-2015 è nettamente orientato verso un aumento delle connessioni da mobile (+20%) a fronte di una diminuzione del tempo di visita (-18%).
La tempestività dell’informazione/proposta è quindi di importanza superiore al brand che la offre.
Guadagnare l’attenzione dei consumatori momento per momento non è semplice, poiché non tutte le occasioni di interazione uomo-smartphone costituiscono un’opportunità per le aziende: l’utente deve avere un precisointento, essere nel giusto contesto e avere una necessità immediata.


Ecco quindi che Google stesso suggerisce 3 best practice per avere successo grazie ai micro-momenti: 
1) Esserci
Il consumatore online è infedele, lo testimonia il fatto che il 90% degli utenti mobile non associa il proprio bisogno ad una specifica marca e un utente su tre finisce col rivolgersi alla concorrenza anche quando la sua attenzione è indirizzata ad uno specifico venditore.
I consumatori sono portate non solo a riconoscere, ma anche preferire un brand dalla presenza non invasiva, ma precisa e puntuale.
Quindi esserci significa: analizzare i trend di ricerca del nostro settore e verificare di essere presenti tra i risultati degli argomenti più ricercati da mobile e anticipare i micro-momenti e i bisogni dei consumatori.
2) Essere utili
Per essere efficaci occorre creare una connessione con l’utente, fornire  risposte efficaci a dubbi, necessità e curiosità.
Nel mercato mobile, questo è un fattore di successo tanto critico quanto facile da raggiungere grazie alle informazioni fornite dal contesto.
Il 73% dei consumatori ha dichiarato che ricevere regolarmente informazioni utili  è uno dei fattori più importanti nella scelta di un brand. Viceversa, entrando in uno spazio digitale che non soddisfi le loro aspettative, il 66% intraprende azioni negative, quali uscire immediatamente dal sito/app,  evitare di ritornarci o non concludere l’acquisto.
Le quattro categorie di bisogni – conoscere, andare, comprare o fare – rivestono un’importanza diversa per ciascun settore.
Una casa automobilistica metterà l’accento sullo storytelling (conoscere), per alimentare il valore pratico ed emozionale di un prodotto dal lungo ciclo di riacquisto. Un ristorante è probabilmente concentrato sul farsi trovare (andare), perché il suo target è prima di tutto geo-localizzato. Un eCommerce potrà mettere l’accento sul presentare i prodotti ai clienti in base ai loro bisogni del momento (comprare) o sull’illustrare le possibilità d’uso dei prodotti stessi (fare).
3) Essere veloci
Il 60% dei partecipanti al sondaggio Google/Ipsos 2015 ha notato di prendere più velocemente le decisioni di acquisto grazie alle ricerche online.
Gli utenti mobile ricercano spesso informazioni che coinvolgono l’ambiente circostante, e le vogliono in fretta, altrimenti cambiano sito!
Le cause principali di abbandono di un sito sono la lentezza nel caricamento dei contenuti ed un eccessivo numero di passaggi per giungere all’informazione desiderata o terminare il processo di acquisto.
La velocità è la chiave, verificate in prima persona facendo una prova sul vostro sito.


Fonte articolo: Ninkamarketing.it 

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Il bio-packaging

La prestigiosa maison dello champagne Veuve Clicquot si è aggiudicata il premio Formes de Luxe grazie al packaging Naturally Clicquot 3, 100% biodegradabile e riciclabile, realizzato in collaborazione con l’italiana Favini e DS Smith. 
Questo prestigioso premio viene assegnato ogni anno ai packaging più innovativi e creativi, selezionati tra le eccellenze delle migliori aziende internazionali. Naturally Clicquot 3 è originale e innovativo perché nasce dal riuso creativo dei sotto-prodotti del processo di produzione del noto champagne.


Dopo la spremitura dei grappoli, infatti, la buccia degli acini d’uva che rimarrebbe altrimenti inutilizzata trova un nuovo impiego. Grazie al know-how di Favini nella creazione di carte ottenute da residui agro-industriali, le bucce vengono essiccate e micronizzate per diventare materia prima per la produzione di una carta ecologica unica risparmiando il 25% di fibre vergini. Favini inserisce i residui all’interno del ciclo produttivo mescolandoli con acqua e fibre naturali, andando a sostituire parte della cellulosa di albero.
Questo innovativo metodo permette di risparmiare un quarto di fibre vergini e, in perfetta coerenza con la carta ecologica realizzata, il packaging si serve di vernici prive di solventi per la grafica e un composto a base di canna da zucchero per incollare l’etichetta.


La Maison francese è da sempre attenta all’innovazione e alla ricerca costante di soluzioni rispettose dell’ambiente, ed ha diffuso i seguenti dati in proposito:
17% di riduzione nel consumo d’acqua per bottiglia in 6 anni
100% dell’acqua di scarico viene trattato
20% di riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra per bottiglia prodotta dal 2010
100% dei rifiuti riciclato o riutilizzato
Già nel 2013 l’azienda aveva creato il primo astuccio 100% biodegradabile partendo dall’amido di patate, ed ecco che nel 2015, il packaging si è perfezionato ulteriormente usando una materia prima di Veuve Clicquot: le bucce d’uva.

Fonte: Favini.com 

 

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